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Kanye West dice basta ai CD, d’ora in poi solo musica digitale

Con un post su Twitter Kanye West annuncia l’abbandono dei CD. Le prossime opere del rapper e produttore statunitense arriveranno solo in digitale

Ormai da diverse settimane il nome di Kanye West spicca tra le notizie che arrivano d’Oltreoceano e trovano risonanza anche nel Vecchio Continente. L’ultima in ordine di tempo è l’abbandono annunciato dei CD. Con un post su Twitter il celebre rapper e produttore discografico statunitense anticipa che nuovi album e canzoni di sua produzione non verranno più commercializzati su CD, storico supporto che ha accompagnato intere generazioni di appassionati audio.

La mossa non arriva a sorpresa per chi segue Kanye West e il mondo della musica USA: già da anni l’autore rientra nella ristretta rosa di artisti che detengono i record di vendite digitali di canzoni. L’ultimo suo album Life of Pablo è stato rilasciato in esclusiva tramite Tidal, servizio di musica in streaming con file di alta qualità. Lo stesso album è stato molto gettonato anche sui canali di download non ufficiali e pare sia stato piratato almeno 500mila volte. L’autore ha dichiarato che sta valutando di intraprendere azioni legagli contro i pirati di musica, nel frattempo però è stato anche protagonista di due vicende in cui la sua immagine non esce di certo migliorata.

In una intervista Kanye West ha ammesso di essere oberato dai debiti, per una somma di circa 50 milioni di dollari a causa di investimenti sfortunati nel campo della moda. Ma soprattutto pochi giorni fa è stato colto in flagrante mentre tentava di scaricare una copia pirata di un plugin musicale venduto a poche centinaia di dollari: la beffa della rete si è subito scatenata con diverse campagne di raccolta fondi per aiutare il celebre artista a poter acquistare una copia legale del software.

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Alex Britti: la mia musica contro la violenza alle donne

MANTOVA. Il teatro Sociale è già quasi tutto esaurito per In nome dell’amore tour, il nuovo progetto del cantautore romano Alex Britti, che farà tappa a Mantova sabato 2 aprile. In questa intervista il cantautore si racconta prima della data mantovana e si sofferma anche sui temi del suo nuovo lavoro discografico.

Il nuovo album “In nome dell’amore” è anticipato dal singolo “Perché?”, un brano in cui lei si domanda la ragione per cui molte donne non denuncino le violenze subite, come nasce questa scelta?
«Sono cresciuto in un clima in cui le donne erano intoccabili. Mio padre, non era un intellettuale, faceva il macellaio, ma quando sentiva di fatti di violenza, molto spesso tra le mura di casa nei confronti di una donna, era sempre molto duro nei giudizi. Diceva Se la pijassero con me! Credo che il femminicidio sia follia pura, ma in Italia, ancora oggi, resta un problema culturale. In tanti, ancora, pensano una cosa assurda: se ti dò uno schiaffo è perché a te ci tengo».

Alex Britti è un paladino dei diritti delle donne e canta questi temi, anche di carattere sociale, fatti di cronaca, nelle sue canzoni?
«Sono da sempre molto sensibile e tendo a proteggere chi è più indifeso. Penso anche agli anziani e ai bambini. Una donna è strutturalmente più fragile di un uomo, quindi, sul piano fisico, anche se è una campionessa di body building, avrà la peggio. Il mio mestiere è quello di scrivere canzoni, quindi non tweetto o scrivo su facebook i miei pensieri, ma canto. Succedeva anche negli anni Settanta, con altri contenuti, allora si parlava di politica, sindacati e operai».

Il suo aiuto alle donne però, oltre che artistico, è anche molto concreto, in collaborazione con un’organizzazione che si occupa di vittime di violenza cui devolve un importante contributo, vero?
«Grazie a questi fondi WeWorld, una Ong mondiale che lavora da oltre 15 anni per difendere i diritti di donne e bambini in Italia e nel mondo, può pagare psicologi che lavorano ai pronto soccorso dove arrivano donne, nel migliore dei casi con un labbro rotto o un occhio nero, molto spesso proprio accompagnate da chi le ha menate, che dichiarano di essere cadute dalle scale o di aver sbattuto contro un mobiletto in cucina. Loro sanno come aiutare queste donne e anche chi è talmente insicuro e in difficoltà da arrivare a compiere gesti tanto insensati».

Dai contenuti di questo brano, passiamo ora alle sonorità del disco? Cosa è cambiato, quali sono le novità?
«E’ più blues il punto di partenza, poi si ramifica nel rock, nel jazz che, nel mio caso è sempre riconducibile al pop. Mi piace fraseggiare, del resto sono un musicista italiano, latino, sono un bluesman più melodico».

Conosce Mantova, ci ha già suonato in passato?
«Si, ho già tenuto concerti, uno anche con Edoardo Bennato, tempo fa. Mi piace molto, soprattutto lo stracotto d’asino con polenta abbrustolita. Vado sempre nella stessa trattoria, dove ormai mi conoscono e la signora mi porta in tavola la pentola. Purtroppo non conosco altrettanto bene la città, anche perché una volta che volevo visitare palazzo Ducale mi hanno riconosciuto, hanno cominciato a chiedermi gli autografi e poi ci ho rinunciato».

Cosa le piace di più di un progetto, della fase creativa e cosa di un concerto?
«La mia aspettativa è sempre quella del divertimento, per me e per gli altri, in modo intelligente. Mi piacciono i pensieri profondi, la cultura, e mi piace “cazzeggiare”. C’è un momento per tutto, per i diversi stati d’animo, come nelle canzoni. Nella fase creativa dico che mi sento “incinto” , continuo a scrivere l’idea che ho in testa. E’ una sensazione bellissima e poi, finalmente, ti senti svuotato, ma nel senso in cui credo si sentano le donne quando finalmente partoriscono. Anche adesso, mentre siamo in prova, prima di iniziare il tour mi sto sentendo così, ma non ho tanto tempo…non aggiungo altro. Dal vivo invece il momento che mi piace meno è l’inizio dei concerti, devi conoscere il pubblico, carburare, poi, dopo tre o quattro canzoni decolla….E il cerchio si chiude quando tutti cantano con me, anche se con quella sonorità stonata, è un’estrema dimostrazione di affetto. E’ proprio bello».

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Addio a George Martin. Morto il “quinto Beatle”

Se ne va una vera e propria leggenda. Aveva novanta anni, quindi nessuno potrà manifestare meraviglia, ma dispiacere sì, perché un’altra piccola porzione di quella incredibile favola che sono i Beatles è scomparsa. È morto George Martin, il produttore storico dei Fab Four.

Uno dei personaggi più incredibili della storia della musica leggera, non fosse altro che proprio per quanto fatto coi baronetti di Liverpool. Ma ovviamente Martin non è stato solo questo, in una carriera che ha lasciato il segno ha avuto modo di collaborare con molti artisti, da Jeff Beck, chitarrista incredibile a Elton John, finendo poi per essere giustamente ricordato proprio per quanto fatto con John, Paul, George e Ringo.

L’incapacità dei Beatles di scrivere e leggere la musica, contrapposta alle grandi capacità compositive del nostro, fecero sì che Martin non solo lavorasse a stretto contatto con la band, ma spesso finisse per scrivere intere parti di arrangiamento, orchestrazioni, assoli di strumenti, finendo quindi per avere un ruolo ,centrale per la gestazione di quasi tutta la gestazione delle opere dei quattro. Non a caso spesso, scrivendo di lui, si parlava del Quinto Beatle. Questo nonostante Martin avesse, in carriera, contribuito a tanti altri successi, come A & R della Parlophone, prima, o come produttore,arrangiatore e compositore.

Famose le sue collaborazioni con gli America, i Van der Graf Genetaror, gli UFO, lo stesso Paul Mc Cartney, gli Ultravox. Su tutti, George Martin fu il produttore di Candle in the Wind di Elton John, nella nuova edizione pensata per la morte di Lady Diana, uno dei singoli più venduti della storia della musica leggera. A dare conferma della sua morte, sui social, Ringo Starr e Sean Lennon.

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Mario Biondi, Mengoni e Arisa per beneficenza. “La forza di dire si”

Tanti protagonisti del mondo della musica hanno deciso di accettare l’invito di Ron e hanno collaborato al disco “La forza di dire sì”

Ron ha deciso di riunire tanti personaggi del mondo della musica italiana per collaborare per una giusta causa. “Una città per cantare” è il primo brano estratto dal nuovo disco di Ron intitolato “La forza di dire sì” che uscirà l’11 marzo e che sosterrà l’Aisla, l’associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica. Nel disco ci sono 24 duetti con grandi nomi, tra cui uno con Marco Mengoni per il brano “Al centro della musica“.

Una lunga lista di artisti

Il primo singolo “Una città per cantare” sarà una canzone corale a cui hanno preso parte tutti gli artisti che hanno partecipato al progetto di Ron. E la lista è davvero molto lunga; oltre a Mengoni ci sono Mario Biondi, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Niccolò Fabi, Nek, Arisa, Luca Barbarossa, Biagio Antonacci, Francesco De Gregori, Loredana Bertè, Elio e le Storie Tese, Emma Marrone, Giusy Ferreri, Lorenzo Jovanotti, Kekko dei Modà, Malika Ayane, Francesco Renga e Francesco Fragola. «Avere la possibilità di cantare con i miei colleghi – ha detto Ron – mi ha fatto capire quanto si potrebbe fare credendo tutti insieme in qualcosa. Mi piacerebbe che anche le radio provassero a trasmettere questo sentimento, in modo da riuscire a raggiungere tante persone e magari a vincere l’indifferenza».

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Robbie Williams pronto per un nuovo album

Il cantante sarebbe in procinto di tornare in studio di registrazione per il seguito di “Swing Both Ways”

Robbie Williams manca dal mercato discografico da quasi tre anni, da quando nel 2013 ha pubblicato il suo album “Swing Both Ways“. Il musicista ha deciso di prendersi una piccola pausa dal mondo della musica per potersi dedicare ai suoi due figli Theodora (3 anni) e Charlton (17 mesi). Ma alcuni esponenti del suo entourage hanno rivelato che a Robbie manca il mondo della musica e che starebbe decidendo di tornare in studio di registrazione: «Robbie non vede l’ora di andare in studio e far tornare a scorrere tutta la sua parte creativa – ha rivelato una fonte al Daily Mirror – Gli manca tantissimo fare nuova musica».

Ma lo studio di registrazione potrebbe essere solo una delle tappe per Robbie che a quanto pare sembra intenzionato anche a partecipare alla reunion dei Take That in onore del 25esimo anniversario della loro storia.