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Alex Britti: la mia musica contro la violenza alle donne

MANTOVA. Il teatro Sociale è già quasi tutto esaurito per In nome dell’amore tour, il nuovo progetto del cantautore romano Alex Britti, che farà tappa a Mantova sabato 2 aprile. In questa intervista il cantautore si racconta prima della data mantovana e si sofferma anche sui temi del suo nuovo lavoro discografico.

Il nuovo album “In nome dell’amore” è anticipato dal singolo “Perché?”, un brano in cui lei si domanda la ragione per cui molte donne non denuncino le violenze subite, come nasce questa scelta?
«Sono cresciuto in un clima in cui le donne erano intoccabili. Mio padre, non era un intellettuale, faceva il macellaio, ma quando sentiva di fatti di violenza, molto spesso tra le mura di casa nei confronti di una donna, era sempre molto duro nei giudizi. Diceva Se la pijassero con me! Credo che il femminicidio sia follia pura, ma in Italia, ancora oggi, resta un problema culturale. In tanti, ancora, pensano una cosa assurda: se ti dò uno schiaffo è perché a te ci tengo».

Alex Britti è un paladino dei diritti delle donne e canta questi temi, anche di carattere sociale, fatti di cronaca, nelle sue canzoni?
«Sono da sempre molto sensibile e tendo a proteggere chi è più indifeso. Penso anche agli anziani e ai bambini. Una donna è strutturalmente più fragile di un uomo, quindi, sul piano fisico, anche se è una campionessa di body building, avrà la peggio. Il mio mestiere è quello di scrivere canzoni, quindi non tweetto o scrivo su facebook i miei pensieri, ma canto. Succedeva anche negli anni Settanta, con altri contenuti, allora si parlava di politica, sindacati e operai».

Il suo aiuto alle donne però, oltre che artistico, è anche molto concreto, in collaborazione con un’organizzazione che si occupa di vittime di violenza cui devolve un importante contributo, vero?
«Grazie a questi fondi WeWorld, una Ong mondiale che lavora da oltre 15 anni per difendere i diritti di donne e bambini in Italia e nel mondo, può pagare psicologi che lavorano ai pronto soccorso dove arrivano donne, nel migliore dei casi con un labbro rotto o un occhio nero, molto spesso proprio accompagnate da chi le ha menate, che dichiarano di essere cadute dalle scale o di aver sbattuto contro un mobiletto in cucina. Loro sanno come aiutare queste donne e anche chi è talmente insicuro e in difficoltà da arrivare a compiere gesti tanto insensati».

Dai contenuti di questo brano, passiamo ora alle sonorità del disco? Cosa è cambiato, quali sono le novità?
«E’ più blues il punto di partenza, poi si ramifica nel rock, nel jazz che, nel mio caso è sempre riconducibile al pop. Mi piace fraseggiare, del resto sono un musicista italiano, latino, sono un bluesman più melodico».

Conosce Mantova, ci ha già suonato in passato?
«Si, ho già tenuto concerti, uno anche con Edoardo Bennato, tempo fa. Mi piace molto, soprattutto lo stracotto d’asino con polenta abbrustolita. Vado sempre nella stessa trattoria, dove ormai mi conoscono e la signora mi porta in tavola la pentola. Purtroppo non conosco altrettanto bene la città, anche perché una volta che volevo visitare palazzo Ducale mi hanno riconosciuto, hanno cominciato a chiedermi gli autografi e poi ci ho rinunciato».

Cosa le piace di più di un progetto, della fase creativa e cosa di un concerto?
«La mia aspettativa è sempre quella del divertimento, per me e per gli altri, in modo intelligente. Mi piacciono i pensieri profondi, la cultura, e mi piace “cazzeggiare”. C’è un momento per tutto, per i diversi stati d’animo, come nelle canzoni. Nella fase creativa dico che mi sento “incinto” , continuo a scrivere l’idea che ho in testa. E’ una sensazione bellissima e poi, finalmente, ti senti svuotato, ma nel senso in cui credo si sentano le donne quando finalmente partoriscono. Anche adesso, mentre siamo in prova, prima di iniziare il tour mi sto sentendo così, ma non ho tanto tempo…non aggiungo altro. Dal vivo invece il momento che mi piace meno è l’inizio dei concerti, devi conoscere il pubblico, carburare, poi, dopo tre o quattro canzoni decolla….E il cerchio si chiude quando tutti cantano con me, anche se con quella sonorità stonata, è un’estrema dimostrazione di affetto. E’ proprio bello».

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